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Nuove energie da imbrigliare, nuovi lavori da creare

a cura di Sabrina Mechella

Lei è uno dei volti più sorridenti e spontanei della televisione, punto di riferimento del giornalismo ambientale. Parliamo di Tessa Gelisio conduttrice televisiva, reporter e presidente dell’Associazione per la conservazione ambientale forPlanet Onlus.

Esperta di ecologia e comunicazione “verde”, Tessa inizia l’attività da giovanissima, militando in diverse associazioni ambientaliste (Wwf, Amici della Terra, Legambiente) e centri per la tutela di specie selvatiche. Lei e Marco Gisotti (direttore della rivista Modus Vivendi e del suo inserto Ecolavoro pubblicazione dedicata al mondo dei lavori verdi) hanno scritto un libro di grande successo:

“Guida ai green-jobs”, un utilissimo vademecum dove sono elencate cento nuove professioni “verdi” che vanta interventi illustri, tra cui quelli di Massimiliano Fuksas, Mario Tozzi, Fulco Pratesi, Nino Tronchetti Provera. Tessa ci illustra questa guida mentre è in pausa durante la registrazione dell’ottava edizione di Pianeta Mare in onda su Rete 4.


Come nasce l’idea di pubblicare una guida ai lavori “verdi”?

Un po’ per curiosità personale, ma anche per quantificare con dei numeri una tendenza che ormai sta prendendo sempre più piede. Per capire, insomma, se il pensiero verde della green economy lanciato dal presidente americano Barack Obama sia solo uno slogan o c’è dell’altro. Con Marco (Gisotti ndr) avevamo molto materiale, quindi è stato relativamente facile mettere tutto insieme in un volume. Lo scopo principale era quello di dare ai giovani dei suggerimenti concreti per orientarsi nel mondo del lavoro. In periodo di crisi occupazionale, nel quale tutti vogliono fare l’avvocato o il giornalista per rimanere magari disoccupati o sottopagati, ci sembrava utile far capire che bisogna cambiare rotta e crearsi una formazione in altri campi. E’ sotto gli occhi di tutti che la riqualificazione ambientale, specie in un momento di crisi economica come questo, rappresenti senz’altro un valore aggiunto. C’è da dire che i giovani non sono molto incoraggiati su questa strada: nel nostro Paese purtroppo il binomio ricerca-innovazione non trova molto successo, sia nelle pubbliche amministrazioni, sia tra le aziende private.


Delle esperienze lavorative prese ad esempio sul vostro libro ce n’è qualcuna che ti ha colpito in maniera particolare?

Ce ne sono state molte di storie esemplari, ma quella che mi ha colpito di più è stata quella di Catia Bastioli, amministratore delegato della Novamont. L’università degli Studi di Genova, lo scorso anno, le ha conferito la Laurea honoris causa in Chimica industriale perché ha contribuito a creare una cultura industriale particolarmente sensibile ai problemi di impatto ambientale e di eco-sostenibilità dei processi produttivi, curando inoltre la formazione di un nucleo di ricercatori dotati di una ricca preparazione multidisciplinare nel settore delle bioplastiche. In Novamont ha sviluppato in particolare il progetto “Chimica vivente per la qualità della vita”: utilizzare materie prime vegetali di origine agricola, fonti rinnovabili, trasformandole in bioplastiche, biocarburanti e intermedi chimici, per applicazioni a basso impatto ambientale. Nel suo intervento della guida ha raccontato anche la sua difficoltà nell’assumere chimici preparati nel settore bio in Italia e di quanto siano ricercate queste professionalità. La sua è una storia di grande determinazione davvero esemplare.


Delle esperienze lavorative prese ad esempio sul vostro libro ce n’è qualcuna che ti ha colpito in maniera particolare?

Ce ne sono state molte di storie esemplari, ma quella che mi ha colpito di più è stata quella di Catia Bastioli, amministratore delegato della Novamont. L’università degli Studi di Genova, lo scorso anno, le ha conferito la Laurea honoris causa in Chimica industriale perché ha contribuito a creare una cultura industriale particolarmente sensibile ai problemi di impatto ambientale e di eco-sostenibilità dei processi produttivi, curando inoltre la formazione di un nucleo di ricercatori dotati di una ricca preparazione multidisciplinare nel settore delle bioplastiche. In Novamont ha sviluppato in particolare il progetto “Chimica vivente per la qualità della vita”: utilizzare materie prime vegetali di origine agricola, fonti rinnovabili, trasformandole in bioplastiche, biocarburanti e intermedi chimici, per applicazioni a basso impatto ambientale. Nel suo intervento della guida ha raccontato anche la sua difficoltà nell’assumere chimici preparati nel settore bio in Italia e di quanto siano ricercate queste professionalità. La sua è una storia di grande determinazione davvero esemplare.


Pianeta Mare, in onda su Rete 4è arrivato all’ottava edizione. Quali argomenti tratterai?

Come al solito saremo in giro per le coste del Mediterraneo, affrontando il tema del mare a 360 gradi: dalla cucina, alla pesca d’avventura, ai fondali, alle problematiche ambientali. A questo proposito, affronteremo il problema delle piattaforme petrolifere in Italia rispetto alla sicurezza, tema purtroppo di tragica attualità dopo il disastro ecologico della Bp sulle coste della Louisiana.


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