Turismo Verde scommessa sul futuro
a cura di Maurizio Davolio Presidente di AITR e Earth
L’Organizzazione Mondiale del Turismo dedicherà quest’anno il tourism day (27 settembre, in Cina) al rapporto tra turismo e sostenibilità ambientale. La consapevolezza delle forti connessioni tra turismo, viaggi e ambiente, è ormai matura. Lo hanno denunciato per primi i movimenti di critica al turismo “mordi e fuggi”, inquinante e aggressivo; lo hanno riconosciuto molti manifesti della diplomazia turistica, con in testa Onu e Unione Europea. Sostenibilità è un aggettivo che necessariamente deve legarsi all’esperienza turistica, presente e futura. Le proposte di turismo responsabile vanno in questa direzione, offrendo ai viaggiatori mete e itinerari che garantiscono il minor impatto ambientale possibile e il rispetto dei luoghi visitati. Un rispetto che parte da un confronto alla pari con gli usi e costumi delle comunità che ci ospitano e ambisce a lasciare un’impronta leggera al nostro passaggio, consumando poca acqua negli alberghi, risparmiando energie negli spostamenti (meglio la bici di un taxi) preferendo cibi prodotti in loco, magari bio. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ogni turista produce in media un Kg di rifiuti al giorno e negli hotel di lusso africani consuma dieci volte più acqua di quanta non ve ne sia a disposizione delle popolazioni locali. Quale impronta lascia un turista del genere alle sue spalle? Ma la sostenibilità si può declinare anche sul piano sociale, ricordando le difficoltà nella conservazione delle tradizioni locali e la distribuzione diseguale della ricchezza generata dalle attività turistiche (ne beneficiano poco le comunità ospitanti). Viaggiare in un modo diverso, però, è possibile. In Italia il turismo verde non sembra conoscere crisi: così come aumentano gli agriturismi e le strutture ricettive che applicano soluzioni ecologiche, crescono anche i turisti responsabili. Una nicchia in espansione, composta da viaggiatori indipendenti e organizzati, che possono per esempio cercare relax nelle fattorie del Panda, proposte dal WWF. Si tratta di agriturismi collocati spesso in aree protette (dalla riserva dello Zingaro in Sicilia alle foreste aretine, in Toscana), capaci di coniugare agricoltura, natura e sano godimento del tempo libero. Per chi ama il mare c’è l’imbarazzo della scelta tra le decine di porticcioli in cui operano gli aderenti alle associazioni di pescatori che offrono “pescaturismo”: i pescatori tradizionali ospitano i turisti a bordo dei propri pescherecci e aprono le porte delle proprie case per condividere con i visitatori le usanze marinare. Ci sono associazioni che propongono originalissimi tour a dorso di mulo e altre, come “La Boscaglia” o “Tra Terra e Cielo”, che suggeriscono percorsi a piedi tra le montagne. C’è chi pensa ai turisti di domani, come la cooperativa Atlantide, che offre gite responsabili alle scolaresche, orientate all’educazione ambientale. La ricchezza di proposte della rete di turismo responsabile è notevole. Pensare al mondo in chiave sostenibile significa interrogarsi sugli effetti di lungo periodo del proprio stile di vita, composto a sua volta da molti fattori, tra cui i consumi e, fra questi, anche le spese destinate al cosiddetto “ozio organizzato” o alla scoperta di luoghi e popoli, in buona sostanza: al turismo. Scegliere la sua versione responsabile equivale a scommettere sulla bellezza del futuro.
L’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) riunisce piccoli tour operator, associazioni, reti, ong, cooperative, impegnati nella promozione del turismo responsabile.
Fondata nel 1998, conta oltre 90 soci; partecipa a network europei e collabora con Università e Istituzioni.
Per saperne di più:
Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR)
www.aitr.org
Alleanza Europea per il Turismo Responsabile (Earth) www.earth-net.eu
Da leggere Roberto Dati Il viaggiatore responsabile Ed. Infinito, 2009 Alessandro Berruti, Silvia Pochettino Turisti responsabili, dalle Alpi alla Sicilia Ed. Terre di Mezzo, 2008
FESTIVAL DEL TURISMO RESPONSABILE
Si è tenuto a Bologna il 31 maggio scorso, la seconda edizione di IT.A.CÁ, Festival del turismo responsabile. L’iniziativa è realizzata da YODA, COSPE, CESTAS e NEXUS ed è patrocinata da AITR, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, in compartecipazione con la Provincia di Bologna. Progetto co-finanziato dalla Commissione Europea “Tourisme Responsabile de lutte contre la pauvretè” e dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Il nome stesso del Festival è un gioco di parole in dialetto bolognese (ît a cà = sei a casa?) perchè il viaggio responsabile parte da casa e arriva a casa ma allo stesso tempo si cerca una qualsiasi “Itaca” da raggiungere, dove più che la meta conta il percorso e il modo in cui ci si mette in cammino. Perciò artisti, esplorazioni urbane, itinerari esperienziali dentro e fuori mura, performance teatrali e persino un flash mob daranno il via ad una settimana di eventi in vari luoghi della città e non solo, per riflettere proprio sui diritti e rovesc idelviaggio che, come abbiamo capito può essere sia vicin che lontano da casa.