Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

ECO-EVENTI

It.a.cà, il Festival per un turismo responsabile e solidale

di Simona Mingolla

Sono circa un miliardo coloro che nel mondo ogni giorno viaggiano: sia per lavoro, sia per piacere, ma anche per “costrizione” e, fra questi, in un anno quasi una persona su sei realizza un viaggio a scopo turistico fuori dal proprio paese. In un’epoca di interrogativi drammatici sulla sostenibilità del nostro modello di sviluppo e sull’impatto socio-economico ed ambientale dei nostri stili di vita, il turismo diventa oggetto di analisi e dibattiti che mostrano luci ed ombre. D’altronde, esso rappresenta anche uno dei principali settori dell’economia mondiale, nonché un’importante opportunità di sviluppo per i Paesi più svantaggiati. A partire dagli anni ‘70 è nata, quindi, una riflessione critica sullo sviluppo del turismo tradizionale di massa, che si è intersecata con quella globale sulla sostenibilità e, in seguito, con gli obiettivi di sviluppo e riduzione della povertà adottati dalle Nazioni Unite per l’immediato futuro. Questa riflessione ha individuato nel turismo responsabile una delle possibili soluzioni per raggiungere gli Obiettivi del Millennio e ha portato, quindi, all’elaborazione e alla sperimentazione di modelli alternativi che valorizzano le potenzialità del suddetto turismo per lo sviluppo sostenibile, coinvolgendo istituzioni, operatori economici turisti e comunità locali. Anche in Italia questo turismo è cresciuto in maniera costante nell’ultimo decennio, dando segnali di un consolidamento generalizzato di nuovi orientamenti del consumo turistico, più attento all’impatto ambientale e sociale, oltre che economico, generato attraverso il viaggio o la vacanza. Sono, infatti, numerosissime le realtà che propongono diverse forme di turismo sostenibile: sia a livello locale (dai parchi alle fattorie didattiche, dai tour volti alla riscoperta degli antichi mestieri e dei luoghi della cultura contadina), sia a livello globale (dai viaggi solidali ai campi di volontariato internazionale).

Ma per far sì che il turismo diventi responsabile è necessario sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza e l’incidenza che le scelte quotidiane hanno sugli equilibri del pianeta, così come sul territorio. Ed è questo uno degli obiettivi che si sono posti gli organizzatori della seconda edizione del Festival “IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile”, svoltosi in diversi luoghi di Bologna, dal 31 maggio al 6 giugno scorsi e promosso da Yoda (Associazione di promozione sociale), COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) Cestas (Organizzazione di cooperazione internazionale e ente di formazione), Nexus Emilia Romagna e patrocinato da Aitr, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, in compartecipazione con la Provincia di Bologna. Il Progetto, inoltre, è stato co-finanziato dalla Commissione Europea “Tourisme Responsabile de lutte contre la pauvretè” e dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. In dialetto bolognese “it a cà” si traduce nella domanda “sei a casa?”: da qui il senso del nome scelto per la manifestazione; il viaggio responsabile parte da casa e arriva a casa, una qualsiasi casa, una qualsiasi Itaca da raggiungere, dove più che la meta conta il percorso e il modo in cui ci si mette in cammino. Ed è proprio l’idea della vicinanza, della simbiosi con il territorio che ha animato questo festival che (ed è questo un altro obiettivo) vuole essere un momento condiviso, volto a mettere in rete tutte quelle realtà che a Bologna e provincia sono attive nella valorizzazione del territorio e del patrimonio artistico culturale locale, e nel contempo a promuovere il tema della responsabilità, coinvolgendo attivamente la cittadinanza bolognese ed i turisti in iniziative mirate alla riflessione e discussione su i “diritti e rovesci del viaggio”, su “vicino e lontano” da casa, sul concetto di viaggio, di migrazione e sulle disuguaglianze nel mondo, affinché il turismo diventi un atto di responsabilità e solidarietà per lo sviluppo sostenibile delle comunità locali.

Per un’intera settimana si è andati alla ri-scoperta del ricco patrimonio storico-culturale della Regione Emilia Romagna, ma rigorosamente al di fuori delle rotte del turismo di massa. Il via è stato dato alle 18 di lunedì 31 maggio, in piazza del Nettuno, con il Flash mob, un’azione pubblica e collettiva di rottura della quotidianità, nata grazie al web 2.0 che ormai è alla portata di tutti e può essere divulgato ovunque nella rete: “costo zero ma efficacia senza limiti”, come sottolineano gli organizzatori che hanno invitato a partecipare in ciabatte.

E poi si sono succeduti fino al 6 giugno (quando si è tenuta una grande festa conclusiva presso l’Agriturismo Dulcamara): laboratori, itinerari, mostre fotografiche, concerti, video e danze dal mondo, pranzi e cene a Km0, “biblioteca vivente”, “teatro dell’oppresso”, “viaggi da fermi per destinazioni sconosciute”, percorsi sensoriali, convegni e i seminari (nei quali sono intervenuti esponenti del mondo della cooperazione internazionale e delle istituzioni pubbliche, dell’associazionismo locale e del mondo accademico, delle scuole e dei tour operator, compresi alcuni ospiti stranieri di rilievo, come gli esponenti della rete Traf Brasile) e perfino la possibilità di vincere una vacanza responsabile con i biglietti della lotteria Gratta & Party.



Green Jobs, “risorse verdi” per un’occupazione sicura

I cosiddetti Green Jobs, cioè i mestieri verdi che riguardano il campo dell’ecologia sono l’attività del futuro e sicuramente promettono grandi soddisfazioni, anche personali. Obama ha annunciato 5 milioni di nuovi posti di lavoro negli U.S.A.: tutto parte dalla formazione che porterà, nel 2020, 1,4 milioni di occupati nel settore verde. Detta previsione è stata sostanzialmente confermata durante la conferenza nazionale “Green Jobs Good Jobs”, tenutasi dal 4 al 6 maggio scorsi a Washington, che ha visto la partecipazione di: diverse organizzazioni ambientali, tra cui l’USGBC, grandi realtà aziendali e agenzie governative statunitensi, che hanno esplorato le strategie, le politiche e gli investimenti necessari per arrivare a un’economia alimentata con energia pulita. L’idea è che governo, imprese, e gruppi ambientalisti debbano lavorare insieme per accelerare la transizione verso la green economy.

La sessione di apertura è stata caratterizzata da una serie di interventi da parte di leader ambientali, compreso il governatore della Pennsylvania Ed Rendell, il senatore John Kerry del Massachusetts, e Steven Chu, segretario all’Energia degli Stati Uniti. Rendell ha sostenuto che la scienza e la tecnologia sono fondamentali per la futura competitività degli Stati Uniti e ha aggiunto che: “tutti i paesi fanno a gara per creare le tecnologie di prossima generazione”, quindi gli USA hanno bisogno di giovani e promettenti studenti che garantiscano al Paese la possibilità di partecipare a questa importante gara.

Anche in Italia, si stanno moltiplicando, i green jobs nonostante la crisi. Lo dice il rapporto 2009 dell’Isfol – l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori – reso recentemente pubblico e secondo il quale, nell’arco di 15 anni c’è stato un aumento del 41% degli occupati del settore ambientale, che sono passati da 263.000 nel 1993 a 372.000 nel 2008. E sono sempre di più le donne: la percentuale di “lavoratrici verdi”, in questo arco di tempo, è raddoppiata passando dal 12,7 al 25,5 per cento. Secondo il rapporto sono anche la componente più giovane e qualificata del settore (solo il 25% ha più di 45 anni, contro il 49% degli uomini).”Negli ultimi anni le ricerche e i sondaggi hanno messo in luce un atteggiamento di grande favore nei confronti della green economy – ha affermato Nando Pagnoncelli, Ceo di Ipsos e relatore al convegno Green Job Day, tenutosi il 7 maggio nell’ambito di Solarexpo e al quale hanno partecipato importanti figure di riferimento che operano nel mondo dell’occupazione, delle rinnovabili e della ricerca - non solo per una crescente sensibilità ambientale da parte dei cittadini ma anche per la speranza che l’economia sostenibile rappresenti una leva per lo sviluppo economico e uno strumento efficace per l’uscita dalla crisi”. Ma quali sono gli ambiti che offrono più possibilità anche ai giovani? Uno studio di Greenpeace (i cui risultati coincidono con altri) ha trovato nel settore delle bioenergie la possibilità di uscire da questo periodo di profonda crisi occupazionale con opportunità non solo relative a figure tecniche, ma anche a comunicatori, project manager, esperti di marketing e figure commerciali. Anche l’indagine condotta da Ires Cgil e Filctem Cgil e presentata a fine marzo scorso, dal titolo “Lotta ai cambiamenti climatici e fonti rinnovabili: gli investimenti, le ricadute occupazionali, le nuove professionalità”, ha individuato ben 54 lavori verdi, dal designer del parco eolico a quello dei sistemi fotovoltaici, dall’installatore di turbine eoliche al tecnico dei sistemi di accumulo del gas del biometanolo per gli impianti di biomasse. Le figure che nel prossimo decennio avranno più sviluppo sono, secondo l’indagine, i venditori di pannelli fotovoltaici e di pale eoliche, nonché gli installatori e i tecnici specializzati. Dall’indagine è emerso che, in alcuni casi, il confine tra lavoratori “normali” e “green worker” è molto sfumato, visto che lavoratori, come contabili e trasportatori, che operano in aziende “green”, svolgono un lavoro a tutti gli effetti identico a quello che farebbero in altre aziende. Dallo studio è stata rilevata, inoltre, la presenza di figure trasversali come manager in energie rinnovabili, avvocato ambientale o geometra ambientale, figure che operano un po’ in tutti i diversi ambiti delle rinnovabili, dal solare all’eolico, fino alle biomasse. Per alcuni lavoratori poi la green economy può essere anche una buona occasione per “riciclarsi”. Ad esempio, si è constatato che nel settore è cresciuta la richiesta di assemblatori, figura professionale che chi proviene dal settore manifatturiero può ricoprire senza un particolare “training” di formazione, trovandosi così ad assemblare una turbina eolica. Le attività nelle energie rinnovabili, soprattutto quelle di ricerca, sono spesso occupazioni che richiedono una elevata preparazione e una alta specializzazione. Come accedere a queste nuove opportunità? Corsi universitari e master si moltiplicano (circa 2.000 all’anno, promossi da oltre 500 enti pubblici e privati) e, dice ancora l’Isfol, con ottimi risultati.

Secondo il rapporto, ad un anno dal completamento di un master ambientale, più dell’80% dei partecipanti trova lavoro.


indietro...


eco-newsperiodico - eco tale
Eco-News
enel
NGV

Content on this page requires a newer version of Adobe Flash Player.

Get Adobe Flash player

Kyoto Club
Commenti
Commenti
Commenti
Primaprint