Green Economy per la salute del Pianeta.
a cura diStefania Prestigiacomo Ministro dell’Ambiente
Quella che al giorno d’oggi si definisce green economy o economia ecologica come spiegano gli esperti è un’analisi econometrica che porta a considerare oltre all’aumento del Pil i danni prodotti all’ambiente. Un’analisi che propone strategie economiche, legislative, tecnologiche e di educazione con l’obiettivo di diminuire i consumi di energia e di risorse naturali (alimenti, acqua, metalli, combustibili, ecc.) di limitare i gas serra, ridurre l’inquinamento locale e globale e porre in essere un’economia sostenibile in grado di migliorare la salute nostra e del nostro pianeta.
Creare insomma uno sviluppo sostenibile che soddisfi i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere quelli delle future. “Una sfida economica, ambientale, energetica basata su un cambiamento strutturale del “sistema Italia” in direzione della eco-sostenibilità associato ad obiettivi economicamente plausibili” come ha recentemente dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Difesa del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo in un’intervista per un quotidiano economico.
“Il Ministero dell’Ambiente – ha spiegato Prestigiacomo – ritiene di dover avere una forte funzione di stimolo e promozione della sostenibilità nel mondo produttivo ed ha avviato al riguardo un rapporto di dialogo e confronto intenso con il mondo imprenditoriale. Un rapporto in cui si chiedono impegni ma si assicura funzionalità della pubblica amministrazione. Un rapporto in cui si impongono oneri ma ci si impegna in tutte le sedi nazionali ed internazionali per tutelare gli interessi del Paese e l’equità delle misure adottate”.
“Io credo che la green economy – ha aggiunto Prestigiacomo – sia una delle vie principali per affrontare questo delicato periodo finanziario internazionale e dar vita ad una nuova economia moderna, competitiva, rispettosa dell’ecosistema. Occorre un approccio pragmatico affinché diventi realmente la nuova frontiera. E proprio questo è l’approccio del Governo italiano, consapevole delle opportunità offerte dal settore delle energie rinnovabili e delle altre fonti pulite, dalla mobilità sostenibile, dalla bioedilizia e che si impegna attivamente sul fronte dell’efficienza e del risparmio energetico, sostenendo la ricerca sulle nuove tecnologie ed il convinto e pieno coinvolgimento delle imprese negli investimenti eco-virtuosi”.
È proprio questa impostazione sinergica ad avere dato vita al “Patto per l’ambiente” importante strumento in grado di coniugare l’impegno istituzionale con quello privato in un ottica condivisa di tutela dell’ambiente e di sviluppo sostenibile. L’accordo afferma che dinamismo economico e tutela dell’ambiente devono procedere di pari passo. In questo ambito – si legge nel documento – “le ragioni dell’ambiente della competitività covergono nel comune obiettivo della valorizzazione delle risorse umane e naturali e dell’innovazione tecnologica. Il testo dell’intesa è stato stato firmato a Roma il 7 luglio 2009 dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, dal Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e da Autostrade per l’Italia, Edipower, Edison, Enac, Enel, Eni, Ferrovie dello Stato, Finbieticola, Italcementi, Sorgenia e Terna.
Fra gli interventi più significativi del “Patto per l’ambiente” c’è il finanziamento agevolato a favore della diffusione di tecnologie ad alta efficienza e a basse emissioni attraverso un fondo di rotazione di 600 milioni di euro per l’attuazione del protocollo di Kyoto che, nel periodo 2009-2012, può stimolare investimenti fino a 3 miliardi di euro.
E sul fronte del finanziamento alle rinnovabili Il ministro Prestigicomo è inoltre riuscita a far rivedere l’art. 45 dell’ultima manovra finanziaria che avrebbe inciso sul meccanismo dei certificati verdi per le fonti di energia rinnovabile. È quindi confermato l’obbligo per il Gestore dei servizi elettrci (Gse) di riacquistare i certificati verdi in eccesso sul mercato, rilasciati per la produzione di energia elettrica.
Anche le attività di green economy che più specificatamente sono finalizzate al turismo, al cosiddetto turismo consapevole o responsabile, sono di fondamentale importanza per il nostro Paese con la sua consolidata tradizione di offerta turistica su base nazionale ed internazionale.
Al riguardo l’obiettivo è tutelare l’ambiente ed in particolare gli ecosistemi e la biodiversità sempre di più attraverso la minimizzazione dell’impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo. Ed e’ anche su questo che le sinergie tra imprese virtuose e politiche pubbliche devono continuare a rafforzarsi.
Si pensi alle zone di salvaguardia e ai parchi naturali così numerosi sul nostro territorio. “Le aree marine protette rappresentano e devono rappresentare sempre di più in futuro una risorsa a 360 gradi per il nostro Paese - ha dichiarato il ministro ad una recente tavola rotonda sul turismo nautico – una risorsa ambientale, economica, turistica. Sono infatti la massima espressione della protezione del mare e possono anche essere un interessante modello di sviluppo sostenibile, realizzabile mediante la valorizzazione economica delle peculiarità del territorio e il potenziamento di un turismo qualificato e attento al rispetto dell’ecosistema. Nel rispetto delle norme vigenti ci può e ci deve essere uno sviluppo amico dell’ambiente”.
E secondo il Ministro il marchio di sostenibilità per la valorizzazione delle aree marine protette istituito dal ministero dell’ambiente lo scorso anno va proprio in questa direzione: “Continueremo su questa strada per consentire una fruizione sempre più ampia della natura con la massima attenzione, però, alla salvaguardia dei fragili ecosistemi presenti nelle aree protette”.
contributi di Stephan Gasser