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CASI D'ECCELLENZA

Greenjobs.it il portale delle professioni sostenibili

di Matteo Plevano Fondatore di www.greenjobs.it

Greenjobs è un sito di annunci di lavoro dedicato alle professioni verdi e socialmente responsabili. Il fattore comune delle professioni presentate è la finalità, ovvero che abbiano un impatto positivo sull’ambiente o sulla società più in generale. Per questo si fa riferimento sia a settori tipicamente ‘green’ quali energie rinnovabili, ecologia, biologico, sia al no profit, sia ad altre attività con un approccio etico o sostenibile.

L’idea nasce da me, 26enne laureato in psicologia del lavoro, con un master in risorse umane ed esperienza di selezione del personale. Durante il mio percorso mi sono interessato molto di motivazione in campo lavorativo, di benessere sul posto di lavoro come leva per migliorare la qulità della vita e, non in secondo piano, migliorare la produttività dell’azienda di cui si è parte.

Occupandomi di selezione, e incontro domanda-offerta di lavoro mi sono accorto che mancava in Italia un punto di riferimento sul web per i lavori verdi e socialmente responsabili. A mio avviso a livello sociale c’è un gran bisogno di riscoprire il senso del proprio lavoro, leva motivazionale fondamentale per dare energia ad un sistema economico certamente in affanno. Per questo le opportunità offerte dalla green economy sono un elemento essenziale per ridare slancio motivazionale e per riscoprire quindi la finalità profonda del lavoro che troppo spesso oggi si è dimenticata in professioni saltuarie, non qualificate, ‘usa e getta’, tipiche insomma delle storture della flessibilità/precarietà del lavoro di oggi.

Il primo che ha posto la motivazione come prerequisito del proprio lavoro sono io stesso, ed aver dato vita a Greenjobs ne è a riprova. Quello che mi ha portato a questa scelta penso sia un sentimento comune a molti, per questo Greenjobs vuole dare un aiuto a chi cerca un lavoro nuovo e motivante.

Inoltre nasce anche dall’idea di creare un business sociale sul modello di Muhammad Yunus, Nobel per la pace e inventore del microcredito, in cui la finalità dell’attività è di carattere sociale ma che utilizza mezzi propri del mondo profit per autoalimentarsi.

Una difficoltà importante è stata certamente la fase di avvio, in cui bisognava portare utenti al sito e al tempo stesso aziende o enti inserzionisti. Non avendo ingenti mezzi a disposizione è stato complesso far conoscere il sito ad un gran numero di utenti. Adesso però ha raggiunto le 15000 visite mensili, in costante crescita, con circa 40 curriculum ricevuti per ogni annuncio. Risultati che per un sito nato da pochi mesi rappresentano certamente un buon avvio.

La nuova difficoltà è rappresentata dal raggiungere la sostenibilità economica per garantire una base solida al progetto che può poi espandersi in altri ambiti.

In questo periodo collaboro con una società di selezione del personale e consulenza in ambito risorse umane, per fornire servizi ad alto valore aggiunto alle società ‘green’ che ho avuto modo di conoscere grazie a Greenjobs.

Per quanto riguarda casi di persone che hanno trovato lavoro grazie a Greenjobs posso affermare che sono numerose le persone che hanno trovato un impiego verde grazie alla nostra attività. Penso che qualunque forma di nuova attività che segue una finalità “nobile”, portata avanti con serietà e costanza, che rinnovi nei modi e nell’approccio lo status quo, rappresenti non più una speranza ma una necessità affinché ci sia un effettivo miglioramento generale della società.

Vedo molti miei coetanei che aspettano che qualcosa accada, sballottati tra un call center e un altro, senza riuscire ad avere le condizioni per un progetto di vita stabile. La mia risposta è quella di mettersi in gioco in prima persona, darsi da fare, e far accadere le cose che si desiderano senza aspettare che sia qualcun altro a farlo per noi, anche perché questo spesso non avviene.

I sogni legati a questo progetto sono tanti. In primo luogo aiutare molte persone a trovare un lavoro in cui si crede e con una finalità profonda, riaffermando l’importanza della motivazione nel lavoro come base su cui fondare i propri impegni ed energie. Poi contribuire allo sviluppo della green economy, grande occasione e speranza per avere un mondo più pulito.Inoltre ci sono dei nuovi sogni, come quello di riuscire ad affermare la possibilità di creare un business che non abbia come finalità la massimizzazione dei profitti ma che, con gli strumenti propri del mondo profit, intende perseguire finalità sociali di grande impatto sulla collettività.




Eco chef, ricette sane a impatto zero

di Elisa Peduto Giornalista ambientale

La trasformazione verde dei modi di progettare, consumare, produrre e smaltire è considerata in Italia e nel resto del mondo una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ecologica che stiamo attraversando” Ecco come Tessa Geilisio e Marco Gisotti introducono la “Guida ai Green Jobs- Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro“, una pubblicazione intenta a elencare i lavori verdi in Italia. Così, curiosando tra i 100 greenjobs elencati, dai più comuni come il biologo ambientale, il climatologo, il fotografo naturalista, troviamo i più curiosi come l’ecocool hunter, l’ecodesigner d’interni e l’ecochef; tutta una serie di nuove professioni legate alla tutela e salvaguardia del nostro, sempre più maltrattato, ambiente.

Così si legge che l’ecochef non è altro che uno chef tradizionale, responsabile della cucina di un ristorante con il compito di creare i menù e le ricette, coordinando il personale per la loro preparazione.

Ma allora quale è la differenza? Viene subito da chiedersi.

Essendo colui che sceglie e decide gli acquisti degli ingredienti e delle materie prime, si accerta che vengano da filiere controllate e certificate e predispone le attività per il conseguimento del minor impatto ambientale possibile e la massima efficienza, ottenendo oltre ai risparmi economici anche quelli energetici.

Urbana 47 è uno dei pochi ristoranti a km zero di Roma.

E’ nato due anni e mezzo fa, il suo concetto fondamentale è la filiera corta, la ristorazione è semplice e completamente biologica e la sua offerta di vini è di piccole aziende del territorio laziale.

“Il ripescaggio di ricette tradizionali del territorio e in qualche modo alleggerite, è il modo in cui sono preparati i piatti stagionali”. Fiorentina Ceres, titolare del ristorante e originaria di Avellino lo descrive così. “La clientela viene qui per gustare piatti stagionali del territorio” afferma “dal brunch domenicale all’aperitivo fino alla cena. Ce n’è per tutti i gusti, ovviamente solo per i gusti naturali”.

Anche il suo arredamento sposa la filosofia eco: è composto da mobili di recupero originali degli anni 50-60 in vendita al cliente.

Quindi l’avventore qui soddisfa non solo il palato, scoprendo i sapori del territorio, ma anche eventualmente una sua voglia di shopping. La filosofia di Urbana 47, dunque, è la filiera corta e i progetti di allargamento non mancano.

Dopo l’estate, il vicino e storico Cinema Detour sarà annesso al locale, per rendere Urbana 47 un centro polifunzionale. I dettagli del progetto, ancora top secret, si sapranno solo a settembre.

Nel mondo questa tendenza ha preso piede già da tempo. Secondo Bio Bank, nel 2008 erano 360 i ristoranti e quasi un milione i pasti biologici serviti nelle mense scolastiche, una realtà sempre in crescita da allora. In un anno sono stati spesi più di 3 miliardi di euro dagli italiani per gli acquisti di prodotti del territorio, cosiddetti ‘a km 0’. L’ultima novità sono i distributori self-service, macchine che riforniscono di latte fresco alla spina, come di formaggi e salumi tipici e altre leccornie locali.

Lo ha annunciato la Coldiretti, nell’ambito del Festival Internazionale dell’Ambiente organizzato insieme a Symbola - Fondazione per le Qualità Italiane.

Il distributore - già ribattezzato ‘bancomat del km zero’ - è stato presentato al Festival, assieme alle nuove proposte per l’estate di gelato ‘a km 0’, dal gusto polenta a quello di melone mantovano o mascarpone di Lodi.

“Il progetto km 0” afferma Coldiretti “tagliando le intermediazioni, consente un risparmio medio del 30% e riduce le distanze che deve percorrere il cibo con mezzi spesso inquinanti prima di giungere a tavola”.


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